Credere nel Mezzogiorno per credere nel futuro

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«Con la pandemia da Covid-19 l’economia e la società italiane sono state colpite da uno shock senza precedenti nel mezzo di una stagnazione ventennale e senza aver ancora riassorbito – soprattutto nelle sue Regioni più deboli – le perdite di prodotto e occupazione sofferte con l’ultima grande crisi».

Con questa doverosa premessa si apre l’ultimo rapporto consegnatoci dallo Svimez sulla situazione economica (e quindi sociale) che vive il nostro Paese. Spesso si dice che nelle crisi il divario sociale aumenta a dismisura creando un pericoloso vortice da cui diventa sempre più difficile uscire. Nel nostro caso possiamo dire che la pandemia ha confermato questa teoria lasciando indietro quelle classi sociali che già precedentemente vivevano un periodo di stagnazione.

Nonostante l’area settentrionale sia stata la più colpita dall’emergenza sanitaria, le grandi regioni industriali, seppur con mille difficoltà, ripartono velocemente verso il futuro consapevoli però di non essere più la forza trainante del continente. Aumenta il divario Nord–Sud del Paese: nel Mezzogiorno infatti il Covid-19 ha solo accentuato una tendenza già ampiamente constatata. Cassa integrazione e blocco dei licenziamenti hanno rappresentato un argine ad uno tsunami che ha travolto vite e sogni di tante persone che hanno visto scadere (e non rinnovarsi) i contratti a termine, di tanti ragazzi che non hanno potuto minimamente avvicinarsi al mondo del lavoro. Conoscevamo precarietà e lavoro nero già prima, la pandemia ci ha solo dimostrato ciò che tanti hanno sempre sostenuto: il lavoro oggi non è un diritto. Degli 840mila posti di lavoro perduti tra il primo e il secondo trimestre del 2020, 2/3 sono contratti a termine, e la maggioranza degli sfortunati sono giovani e donne. Lo Stato sta facendo tanto ma non basta, non può bastare se pensiamo che dietro ogni singolo numero c’è una persona,  una famiglia che non sa come continuare a vivere. Insomma, è tragicamente vero che “del doman non vi è certezza.”

Nel frattempo il nostro Mezzogiorno continua e continuerà a svuotarsi. La perdita di popolazione si concentra nella componente in età da lavoro. Dall’inizio del nuovo secolo ad oggi, la popolazione meridionale è diminuita di 33mila abitanti a fronte di un aumento di 3 milioni e 282 mila nel Centro-Nord; nello stesso periodo la popolazione del Sud al netto degli stranieri è diminuita di 777,2 mila unità, e quella del Nord appena di 15,5 mila unità.

In questo contesto la Basilicata tutt’è tranne che un’isola felice a cui può essere concesso di rifugiarsi nell’inadeguatezza dei suoi governanti. Il primato negativo del crollo del PIL spetta proprio a noi, un risultato (-12,9%) che certifica in maniera netta l’assenza di politiche di sviluppo volte a far uscire la nostra Regione dall’emergenza economica che stiamo vivendo. Senza una svolta immediata, il nostro tessuto economico rischia di essere fatto a brandelli, le nostre imprese sono ormai al collasso e i tanti giovani aspettano risposte non più rimandabili.

Allora cosa fare? Lasciare che tutto muoia?

Le grandi crisi possono rappresentare grandi opportunità. Bisogna subito avviare una serie di investimenti mirati per aiutare le classi sociali in difficoltà e per far ripartire le imprese.

Investire innanzitutto in cultura e formazione: è impensabile che 1/3 dei giovani meridionali non raggiunga i livelli minimi di competenza. Il Governo deve subito pensare ad un grande piano industriale per rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. La notizia del polo Agritech a Napoli non può che essere accolta positivamente da un’area che ha tantissime eccellenze agroalimentari e che potrà tornare ad investire in questo campo. Subito un piano infrastrutturale per uscire una volta per tutte dall’isolamento comunicativo, culturale e sociale. Pensiamo tutti insieme ad un nuovo statuto dei lavoratori, che difenda gli sfruttati di oggi, che abbia una mente moderna ma un cuore antico. Se poi non è chiedere troppo, un piano di svecchiamento della P.A. per favorire l’assunzione di giovani in tutto il Paese.

Non sprechiamo questa occasione, abbiamo la possibilità di superare questa crisi economica insieme a quella sanitaria. Non lasciamo indietro nessuno. Questa volta potrebbe essere fatale.

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