Scuole, l’apri-e-chiudi è una follia

Da venerdì 4 dicembre gli alunni di elementari e medie tornano sui banchi. Scade oggi, infatti, l’ordinanza numero 44 del Presidente della Regione Vito Bardi e con essa le misure restrittive in materia scolastica, le quali prevedevano l’estensione della didattica digitale integrata (da ora DDI) anche per le scuole elementari e medie a partire dal 17 novembre.

Abbiamo già condannato la superficialità con cui furono approvate quelle restrizioni, che non tenevano conto delle ricadute sociali ed economiche di quelle scelte. Ci rendevamo conto che la situazione sanitaria era grave, ma comunque andava denunciato il sacrificio ingiusto che pativano la scuola e tutti gli studenti per colpa di anni e anni di finanziamenti inadeguati.

Il diritto allo studio è un faro per la democrazia e la cultura sociale e civile, ma oggi dobbiamo affrontare la realtà dura e pura. A malincuore ci vediamo costretti a condannare vigorosamente e senza remore, ancora una volta, la scelta del Governo regionale. Una scelta incauta ed impudente, la quale sembra non avere assolutamente contezza della drammatica situazione sul territorio.

Rinfreschiamoci un po’ la memoria: vantiamo l’Rt più alto d’Italia (1,21; a fronte di una media nazionale di 1,08) le attività di screening sul territorio sono completamente saltate (sarà forse da attribuire agli inquilini della Regione?!) e, come necessaria conseguenza, i nostri ospedali e con essi i lavoratori del sistema sanitario arrancano sempre più. Nel bel mezzo di questa situazione, la Regione ritiene dunque ottimale e quanto mai sicuro ricondurre i più piccoli all’interno degli istituti scolastici.

Di fronte ad una tale situazione è giusto e necessario che si levi forte la condanna; quello che si sta consumando è un vero e proprio oltraggio ai lavoratori del sistema scolastico. Non solo nei riguardi del personale amministrativo e ATA, ma anche e soprattutto nei confronti dei maestri e professori, in media ultra50enni (bene ricordarlo), i quali vengono esposti ad un pericolo inaudito.

La Regione però assicura di aver stanziato sei milioni (delle royalties petrolifere), da dividere fra i Comuni, per garantire l’accesso in piena sicurezza agli istituti. Ci sembra dunque di capire che il Presidente Bardi, coadiuvato nelle sue scelte scellerate dall’equipe di “esperti” che ci governa (che ritiene di poter far a meno degli “inutili” pareri della task force), conta di far fronte alle strutturali ed endemiche carenze che da anni affliggono la Regione con ben sei miseri milioncini.

Ebbene, a meno che le casse comunali non siano in grado di moltiplicare i denari (e ci permettiamo di dubitarne), riteniamo che ben poca cosa possano fare questi finanziamenti per garantire un trasporto pubblico efficiente e una edilizia scolastica adeguati all’emergenza pandemica, laddove spesso non sarebbero (a rigor di norma) efficienti nemmeno in tempi più sereni.

Certi che si tratti di una semplice svista e temendo che tali fondi potrebbero da altri esser visti come un semplice favore degno del miglior clientelarismo, invitiamo il Presidente Bardi a rivedere la sua posizione. Crediamo che questo sia il momento della resistenza e del sacrificio e che sicuramente gli sforzi di oggi ripagheranno domani; e siamo altresì convinti che esistano modi più virtuosi di utilizzo dei fondi distribuiti fra i Comuni: acquisto di devices (tablet, computer etc.) di supporto ai ragazzi e alle famiglie che vivono una situazione di difficoltà economica e che, dunque, vedono leso il loro diritto allo studio; bonus-babysitter che garantirebbero un fronte di difesa per l’occupazione femminile in Regione, fortemente colpita dalla pandemia (ne abbiamo parlato pochi giorni fa). Questo farebbe un Governo regionale attento alle scuole, anziché aprirle e chiudere a intermittenza.

Invitiamo dunque il Governo regionale ed il Presidente Bardi a rivedere celermente le loro priorità, perché si inverta un trend di governo che, fino ad ora, ha lasciato molto a desiderare.

Nato a Potenza, diplomato al Liceo Classico Q.O. Flacco, studio filosofia presso la Federico II di Napoli.

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