L’importanza di divulgare Corbyn

C’è una vecchia storiella (non so se è vera ma mi dicono di sì). Pippo Civati incontra un deputato meridionale e vuole convincerlo a entrare nel suo nuovo partito – siamo nel 2015. Dopo un po’ il collega lo interrompe: «Ma Pippo, non t’ha detto nessuno che ‘Possibile’, al Sud, ha un’accezione negativa?». Civati, sbigottito, chiede lumi. «Se io e te incrociamo un ‘mostro’ per strada» gli spiega il meridionale «fatti cinque passi, ti guarderò e ti chiederò: possibile?!».

Chissà se Domenico Cerabona, lucano d’origine, pensava a qualcosa del genere, quando ha scelto di intitolare il suo libro Jeremy Corbyn. Una rivoluzione improbabile (Castelvecchi 2020). La scossa politica del deputato di Islington North era improbabile perché implausibile, difficile da realizzare, difficile da immaginare addirittura. Ma non solo. La sua sembra, anche, una rivoluzione improbabile perché sgrammaticata, politicamente troppo morbida, a volte maldestra sia nella comunicazione sia nel radicamento territoriale. Eppure (quasi) realizzatasi. Perché ha acceso i cuori di migliaia di inglesi. Spaventandone molti altri.

Insomma, il lustro che Jeremy Corbyn passa da leader del Labour non è lineare. Peggio ancora, qui da noi è stato raccontato molto male. Il libro che stiamo recensendo è il primo in Italia che tenta di mettere ordine nel dibattito, e riassumere le vicende della ‘segreteria’ Corbyn. Una grande operazione di chiarezza, che non tralascia nulla e offre al lettore un panorama completo.

Cerabona inizia il racconto dal principio: il 9 giugno 1983. In quel momento Corbyn (insieme a Blair) è eletto alla House of Commons. Dopo aver delineato brevemente l’evoluzione della politica britannica e i processi profondi che l’hanno mossa e la muovono, l’autore segue il vecchio socialista nella sua corsa per la leadership e lo mostra alle prese con l’austerity di David Cameron, con il referendum per la Brexit, con l’opposizione a Theresa May e con le ultime, tragiche elezioni di dicembre 2019. Sottotraccia: gli spostamenti delle correnti interne, le difficoltà day-by-day dell’opposizione in uno snodo storico del Paese, l’attualità, l’attivismo dei giovani e dei sindacati, le sfide strategiche (elettorali e non solo) del Partito laburista.

Già questo sarebbe molto. Ma le centosessanta pagine dell’opera sono assai di più. Sono un raro esempio di divulgazione politica, che si prende tutte le righe necessarie per spiegare i tecnicismi dell’ordinamento anglosassone, le tradizioni dei partiti inglesi, la geografia e la meccanica elettorale, la storia politica del Regno Unito. È un concentrato di informazioni che, ovviamente, sui giornali italiani non si trovano (non sia mai!) ma che rendono il volumetto una chiave di lettura pensata per il semplice militante. Leggere questo libro equivale ad aprire una finestra sul Tamigi.

È un manuale scientifico? Certo che no. Ed è proprio questa la forza di Cerabona: un lessico chiaro e una narrazione registica, che consente a qualsiasi militante di sinistra (non importa quanto ignaro delle vicende britanniche) di iniziare a capirci qualcosa della politica dei sudditi di Sua Maestà. Senza risparmiarsi in curiosità gustose (come le invettive della ‘bestia di Bolsover’ al Black Rod) che ne fanno un testo piacevolissimo. È un libro for dummies? Neanche. Lo si capisce dalla lettura politica che traspare dai temi trattati, ognuno spiegato senza banalizzazioni offensive e circondato di tanti dettagli, tanti spunti di riflessione che aiutano il lettore a inquadrare il fenomeno senza schematizzazioni da terza elementare.

Diciamolo pure, è un libro partigiano nel senso che è stato scritto da un sostenitore di Corbyn. Ma anche nel senso che si vede: l’autore non si nasconde dietro a un dito, la prosa emotiva mostra senza ipocrisia per chi tifa il narratore. Come se ce ne fosse bisogno: Cerabona è una delle voci più autorevoli in Italia sul fenomeno Corbyn. Curatore della sua raccolta di discorsi (La rivoluzione gentile, Castelvecchi) e autore di Brexit. Cosa cambierà dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Castelvecchi ancora). I suoi articoli sono spesso ospitati da Left, dalla rivista Italianieuropei e da Atlante Treccani.

Sarà anche partigiano ma, proprio per la sua preparazione (tra l’altro è Presidente della Fondazione Giorgio Amendola) l’autore è anche intellettualmente onesto. Corbyn è un eroe, vittima del fuoco amico? Assolutamente no: Cerabona descrive la parabola discendente del deputato di Islington North senza censure. Ne segnala gli errori più vistosi (come il caso Skripal), ammette senza remore la timidezza politica nel Partito («troppo gentile» si legge qua e là) e una certa confusione nell’impostare la linea («a minare la posizione di Corbyn sulla Brexit [è stata] l’impossibilità di rintracciare una strategia politica chiara»). Certo, esistono pesanti responsabilità esterne e Cerabona ne dà conto. La stampa orientata verso i conservatori, lo sconcerto della destra del partito, il continuo gioco di squadra dei Tories (sempre pronti a scannarsi ma anche a non cedere, nel loro insieme, di fronte all’avanzata laburista).

Ma soprattutto è un libro interessante. Offre un punto di vista leftist per leggere l’evoluzione politica del Regno Unito, dalla nascita del Labour a oggi. Spiega (finalmente!) le implicazioni del balletto laburista sul tema della Brexit. Ci racconta quello che è successo senza l’occhiale salottiero che da anni ci offre visioni assai deformate di quanto avviene all’estero. Finalmente il semplice militante dispone di un punto di partenza per approfondire il dibattito britannico. In lingua originale la letteratura è ricca. Ma avere un porto da cui salpare è importante. Jeremy Corbyn. Una rivoluzione gentile è quel porto dal quale il militante qualunque può prendere il largo e iniziare con (un minimo di) cognizione di causa lo studio delle più recenti vicende politiche del Regno Unito. E in particolare della parabola del corbynismo, il fenomeno che ha entusiasmato migliaia di inglesi e acceso una luce nuova nel socialismo europeo.

Non è un libro perfetto. Dove l’autore non poté, la casa editrice non volle: è da migliorare la revisione del testo, nel quale compaiono ogni tanto ripetizioni, errori di battitura, a volte anacoluti. Ma qui la responsabilità va addebitata a Castelvecchi: la cura dell’autore si nota nell’architettura d’insieme, spetta ad altri il cesellamento rigo per rigo. È un peccato perché queste piccole imperfezioni interferiscono con la statura intellettuale di questo libricino, una di quelle opere che, con tutti i suoi limiti, apre mondi e invita a esplorarli. Insomma, bisogna essere cretini per non comprare l’ultima fatica di Domenico Cerabona. Compriamo questo libro, regaliamoci il desiderio di studiare e approfondire quel bel sogno d’Oltremanica. Che ha (avuto?) tanta risonanza da noi.

Chicca Extra. A dire il vero, probabilmente Cerabona ha chiamato il suo libro così ispirandosi a quello di Rosa Prince, Comrade Corbyn: A very unlikely coup (Compagno Corbyn: Un golpe molto improbabile). A sua volta Prince si ispirava alla miniserie TV A Very British Coup, che narrava il tentativo di fermare, costi quel che costi, un Governo molto di sinistra appena insediato a Downing Street. Il cerchio si chiude se pensiamo che Cerabona, insieme a Federico D’Ambrosio, cura un canale Telegram sulla politica inglese che si chiama A Very British Channel

Studente di giurisprudenza a Pisa, nato e cresciuto a Potenza.

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