Perché l’aborto in Basilicata non è un diritto?

L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia è legale, secondo la legge 194 del 1978. Ma l’obiezione di coscienza rende sempre più difficile l’accesso all’aborto nel nostro paese. Secondo l’Istat, oggi negli ospedali italiani 7 ginecologi su 10 sono obiettori. La percentuale di obiezione supera l’80% in otto regioni, arrivando al 96,9% in Basilicata.

Secondo una ricerca dell’Eurispes, l’82% degli italiani è favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Perché allora ci sono così tanti medici obiettori? Ciò che viene considerato un diritto viene costantemente ostacolato dalla possibilità di “tirarsi indietro”, se un sanitario si avvale dell’obiezione di coscienza, chi garantisce allora l’interruzione volontaria di gravidanza per una donna? A che serve fare una legge se questa trova il modo di essere ostacolata?

La relazione del Ministro della Salute sottolinea che, secondo quanto indicato nell’art.9 della Legge 194/78, “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’art. 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8.” Il controllo e la garanzia che ciò si verifichi è affidato alle Regioni.

Per il 2018, inoltre, è stato chiesto alle Regioni se ci fossero ginecologi non obiettori non assegnati al servizio IVG. Per le Regioni che hanno inviato tali informazioni emerge che il 15% dei ginecologi non obiettori nel 2018, è assegnato ad altri servizi e non a quello IVG, cioè non effettua IVG pur non avvalendosi del diritto all’obiezione di coscienza. Si tratta di una quota rilevata in 175 strutture di undici Regioni compresa la Basilicata.

Non fa onore avere una percentuale così elevata di obiettori di coscienza, ma, come riportato precedentemente, il numero di ginecologi che potrebbero garantire nelle strutture il diritto all’aborto non viene assegnato ai reparti preposti per le IVG.

La LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della legge 194) si è appellata due volte al Consiglio d’Europa per denunciare la mancata applicazione della l. 194/78 e in entrambi i casi il Comitato Europeo dei Diritti Sociali le ha dato ragione: l’applicazione del diritto all’aborto in Italia è troppo ostacolato e comporta notevoli rischi per la salute delle donne, incluso quello di dover ricorrere a interruzioni di gravidanza illegali e pericolose.

In Germania e Francia, dove esiste l’obiezione di coscienza, gli obiettori sono rispettivamente il 6% e il 3%. In Svezia e in Finlandia non esistono proprio. La legge 194 quindi deve sì proteggere l’obiezione, ma deve anche proteggere la sicurezza delle donne.

La Basilicata deve fare ancora molta strada per raggiungere percentuali più basse di obiezione, intanto va denunciato il dato allarmante, con la speranza di un cambiamento.

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