Tutti i passaggi della crisi di governo

È crisi. Da giorni non si parla d’altro. Il Governo Conte 2 è arrivato al capolinea e nessuno sa il perché. Non soltanto a causa delle misteriose ragioni politiche di Matteo Renzi – anche se le dimensioni del suo ego offrono molti indizi – ma anche in virtù dei numerosi scenari che si sono susseguiti di ora in ora. Tecnicamente, proviamo a capirli insieme.

Anzitutto la premessa. Il Governo Conte non è ancora caduto. In Italia i Governi restano in carica finché non si dimettono. Se vogliamo essere molto rigorosi, dovrebbero dimettersi soltanto in caso di sfiducia delle Camere. Nella prassi però quasi nessun Presidente del Consiglio ha voluto subire l’onta del voto contrario dei parlamentari e ha avuto ben cura di dimettersi prima del disastro. Per esempio Enrico Letta si dimise il 13 febbraio 2014 perché la Direzione nazionale del PD aveva chiesto un nuovo Governo. Le Camere gli avevano confermato la fiducia fino a quel momento: ciononostante la maggioranza era chiaramente saltata e Letta salì al Quirinale a dimettersi.

È per questo che a ogni crisi politica tutta la stampa sostiene che il Governo è caduto. La stessa cosa è avvenuta in questi giorni. La conferenza stampa di Italia Viva ha segnato la fuoriuscita dalla maggioranza del partito centrista. Il quale tuttavia (finora) era decisivo: senza i suoi deputati e (soprattutto) i suoi senatori, Conte rischia la sfiducia. Dopo l’annuncio che ha sconvolto il mondo, si sono dimesse le Ministre Bellanova e Bonetti (e il Sottosegretario Scalfarotto). A questo punto Conte ha presentato le loro dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che per Costituzione li aveva nominati). Ma non ha presentato le dimissioni del Governo.

Quindi il Governo Conte II è ancora in carica. Semplicemente gli manca qualche pezzo. Se sostituire la Bonetti e Scalfarotto non è un grosso problema – erano addetti a compiti interni della Presidenza del Consiglio che non necessitano per forza d’essere affidati a incaricati politici – si è posto il problema per la Bellanova. La Ministra renziana guidava il Ministero dell’Agricoltura (MPAAF): per il momento quella sedia resterà vuota. Ne assumerà l’interim direttamente Conte (cioè guiderà provvisoriamente il Ministero… anche se in pratica aumenta la mole di lavoro per il sottosegretario M5s Giuseppe L’Abbate).

Perché Conte non si è dimesso? Qui entra in gioco una parolina simpatica: parlamentarizzazione. È capitato spesso in passato che il Presidente della Repubblica abbia deciso di respingere le dimissioni del Governo, rinviandolo alle Camere. E alle volte è stato lo stesso premier a voler visitare prima il Parlamento. L’obiettivo non è incassare un voto di sfiducia ma far svolgere un dibattito pubblico e solenne in cui le Camere discutono le ragioni politiche della crisi. Se il Governo dipende dal Parlamento, d’altronde, è giusto che prima di dimettersi il Parlamento dica la sua. Nulla esclude che si celebri un voto di fiducia o di sfiducia e che quindi ci sia davvero una conta dei parlamentari, per vedere se il Governo mantiene o no la maggioranza.

È proprio questo il nostro caso. Lunedì Conte si presenta alla Camera dei deputati e chiede la fiducia. Se qualcuno avesse voluto far celebrare un voto di sfiducia avrebbe dovuto presentare una apposita mozione motivata (un documento formale), firmato da un decimo dei deputati (63) alla Camera o dei senatori (32) al Senato. Non ce n’è bisogno: è direttamente il Governo che chiede una verifica politica. Se andrà sotto (cioè se la maggioranza di Montecitorio si esprimerà contro la fiducia) allora dovrà dimettersi. I due Governi caduti per voto parlamentare sono i due Governi Prodi (1996-1998 e 2006-2008): il Conte II sarebbe il terzo.

Ma se Conte si presenta in Parlamento è perché crede che una maggioranza ci sia. E questo perché Clemente Mastella, attuale Sindaco di Benevento (nonché autore della crisi del Governo Prodi II), sta organizzando un gruppo di parlamentari finora all’opposizione disposto a votare la fiducia. I giornalisti li chiamano responsabili, come si sono varie volte definiti i transfughi migrati all’ultimo dall’opposizione alla maggioranza (l’ultimo caso scoppiò nel 2010, quando alcuni responsabili – tra cui Scilipoti e Razzi – votarono la fiducia al traballante esecutivo Berlusconi IV). Si sussurra che sull’ipotesi Mattarella abbia posto una condizione: che questi responsabili organizzino un gruppo parlamentare in ambo le Camere (cioè si strutturino formalmente). Sarebbe poco credibile, sul piano internazionale, un Governo che si mantiene grazie a parlamentari ‘sciolti’, presi a caso. Il capo dello Stato preferisce che si diano perlomeno la forma di un soggetto politico riconoscibile e autonomo. Ma anche su questo Mastella assicura: verrà gruppo e simbolo.

Ma cosa succede se il Governo riceve la fiducia? Tutto a posto? In realtà no perché si apre un problema politico: procedere con un rimpasto (cioè sostituire qualche Ministro per includere i responsabili) o avviare un Conte ter (cioè dimettersi e fare un Governo nuovo daccapo)? In termini molto tecnici e poco politici converrebbe la prima opzione, per evitare stravolgimenti amministrativi nel sottogoverno. Ma restiamo in attesa di vedere come si conclude la situazione.

Viceversa, se il Governo viene sfiduciato, casca con tutte le scarpe nella strada delle dimissioni. A questo punto Conte dovrà cospargersi il capo di cenere e presentarsi da Mattarella. Tradizione vuole che Mattarella gli chieda di restare in carica per il disbrigo degli affari correnti (in pratica gli chiederà il tempo di trovare un nuovo Governo). Nel frattempo il Presidente della Repubblica dovrà avviare le consultazioni di tutte le forze politiche. A quel punto si apre un gioco nebuloso di cui ignoriamo la fine. Se arriveremo a tanto, non mancheremo di spiegarvi tutto.

Ma non possiamo lasciarvi senza risolvere un enigma: perché si parla di nuove elezioni a giugno? I tempi tecnici minimi sono solo 60 giorni (dunque dovremmo votare a marzo). In realtà il punto è semplicissimo: ci sono scadenze scottanti ad aprile che non si possono affrontare con il Paese allo sbaraglio (magari ancora senza Governo o comunque con un esecutivo in piena fase di rodaggio). Ad aprile bisogna presentare il DEF (Documento di Economia e Finanza, il primo mattoncino della manovra finanziaria) che quest’anno si abbina al Recovery Fund. Per tacere del fatto che, forse ce lo siamo dimenticati, in questo momento è ancora in corso l’emergenza sanitaria e a marzo le temperature saranno ancora basse. Il coronavirus è stagionale, e converrebbe molto aspettare giugno. Una campagna elettorale calda ridurrebbe gli inevitabili rischi di contagio ai seggi. E poi, chi di voi ha fatto politica lo sa: i comizi al calduccio sono tutta un’altra cosa…

Studente di giurisprudenza a Pisa, nato e cresciuto a Potenza.

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