Il PCI dopo 100 anni

Mercoledì 21 gennaio ricorreranno cento anni dalla fondazione del PCI, il più grande partito della sinistra italiana. Cento anni dalla mitica scissione di Livorno, con la quale i comunisti lasciarono il congresso del PSI e diedero vita a un movimento di massa che arrivò a contare oltre 2 milioni di iscritti nella sua lunga storia. Tale fu la sua importanza che oggi, oltre trent’anni dopo il crollo del muro di Berlino, tutta la sinistra italiana si addobba a festa per celebrare la ricorrenza.

Le premesse impedivano senza dubbio previsioni tanto rosee. Quando la frazione comunista, guidata da Amedeo Bordiga, abbandona il congresso del Partito socialista italiano, decide di riunirsi in un malmesso Teatro San Marco in cui addirittura vi piove dentro. E Bordiga stesso, parecchi anni dopo, dichiarò che perfino Antonio Gramsci «camminava concitato avanti e indietro esprimendo così con le mani congiunte dietro la schiena la propria perplessità».

Eppure, dopo anni di clandestinità, il Partito comunista si impone come principale partito d’opposizione della Prima Repubblica. Un partito grande, che si installa alla guida della CGIL – il sindacato più importante del momento. Un partito nuovo (come lo definisce Togliatti), che persegue con forza la via italiana al socialismo tanto originale rispetto alle tradizionali concezioni rivoluzionarie e basata sull’attuazione della Costituzione. Ma anche un partito autorevole, che dal suo contributo alla Resistenza (con le brigate Garibaldi) prima e dalla stesura della Costituzione stessa poi, si fa interprete di istanze di giustizia sociale che trovano tanti ostacoli nel Paese.

Ma non è con la forza delle idee che il PCI diventa tanto forte. L’Italia è l’unico Paese occidentale con un Partito comunista più grosso del Partito socialista. E questo risultato arriva sfruttando ogni arma a disposizione. I molti denari che arrivano dalla Russia (dei quali il PSI, racconta Simona Colarizi, fruisce solo in piccola parte). I litigi interni nel campo socialista (l’Italia è anche l’unico Paese di rilievo con due partiti iscritti all’Internazionale socialista: PSI e PSDI). L’organizzazione militaresca, che non ammette correnti né opposizioni interne (è il centralismo democratico, assai contestato fuori quanto religiosamente osservato all’interno).

Comunque sia il Partito comunista raccoglie due milioni di iscritti negli anni Cinquanta e continua a contarne più di un milione e mezzo per parecchio tempo. Su tutto il territorio nazionale organizza, come tutti i partiti dell’epoca, le sue Sezioni, i suoi Festival dell’Unità, le sue mobilitazioni. Per denari, per uomini e per visibilità compete direttamente con la Democrazia cristiana, che invece è da sempre il principale partito di governo della Prima Repubblica. A quei tempi fare politica significava far parte di un’organizzazione: e in quei tempi matura un senso di comunità, di appartenenza affettuosa a un’idea e a degli ideali che investe migliaia di iscritti e di quadri del PCI. Ed è per questo che se ne incontrano ancora di forti nostalgici, che intervengono oggi alle assemblee della sinistra dicendo: «C’era un tempo un grande partito…».

Ma questo varrebbe per ogni partito del Novecento. La specialità del PCI sta nell’aver creato una seconda Chiesa (un prete rosso avrebbe scritto Eugenio Montale) per migliaia di italiani. Perché quando si crea il sostanziale bipolarismo tra DC e PCI, nelle campagne e nei paesi così come nelle città si percepisce subito una contrapposizione netta tra il prete e il comunista (addirittura il senso comune diventa film, con la celebre serie di Peppone e don Camillo). Anche la DC organizza riunioni settimanali, nelle sue sezioni si trovano la TV e il dopolavoro, ha un suo giornale, controlla le prime trasmissioni della RAI. Ma è un partito troppo eterogeneo per creare lo stesso appeal emotivo – che gli avversari dipingono spesso come fanatismo – che invece suscita l’azione del PCI. Un partito in cui il Segretario è una sorta di dio sceso in terra (ai funerali di Togliatti, come a quelli di Berlinguer, si stima abbia partecipato un milione di persone), che ha sempre una linea da seguire senza fermarsi o dubitare (immane fu lo sforzo della CGIL per costringere il gruppo comunista quantomeno ad astenersi anziché votare contro lo Statuto dei lavoratori).

Ecco, questa sembra la particolarità del PCI per chi non l’ha vissuto e lo guarda con gli occhi di oggi. Un partito percepito come un orizzonte di vita, nel quale le vicende politiche si trasformano addirittura in drammi collettivi – le invasioni della Polonia e della Cecoslovacchia, l’adesione ai referendum, la caduta del Muro… – e visto dall’esterno come un covo di insopportabili, di moralisti nel pensiero e doppiogiochisti nell’azione (democratici in Italia e staliniani in Russia), seguaci di una teoria indiscutibile e quindi indisponibili al dialogo. Ma pure studiato, analizzato e invidiato per la profondità delle riflessioni interne (Gramsci è ammirato in tutte le facoltà di filosofia politica – ovviamente straniere), per la qualità della sua classe dirigente (fu capace di eleggere Argan sindaco di Roma) e per la vastità del suo consenso (nel 1976 un italiano su tre vota il PC più grande dell’Europa occidentale).

Oggi sono tantissimi – non solo a destra – a contestare e aggredire l’eredità culturale e politica del PCI, a evidenziarne i limiti delle idee e degli ideali che lo animarono, della sua proposta politica e della sua organizzazione. È vero che l’orizzonte progressista, anche italiano, non si ferma certo all’elaborazione comunista (piena di limiti, come dimostra l’esperienza della solidarietà nazionale) e attinge da tante tradizioni che hanno pari dignità. È vero anche, però, che le idee alla base di una società che «rispetti tutte le libertà meno una: quella di sfruttare il lavoro degli altri» conservano ancora una grande presa sull’immaginario italiano e un peso fortissimo nel dibattito politico contemporaneo. «Almeno a giudicare dal fatto» disse un signore «che qualcuno si pone ancora il problema di liquidarle».

Sono queste le ragioni che spingono tanti militanti della sinistra e del centrosinistra, in Italia e nel mondo, a celebrare l’anniversario del PCI. Tra questi ci siamo anche noi di All’altezza della sfida, che pure non ci riconosciamo tutti nella stessa tradizione, ma che abbiamo ritenuto importante selezionare per voi una serie di incontri online, di libri, di video e contributi con cui avvicinarsi alla ricorrenza nel migliore dei modi. La trovate qui in calce.

Eventi

  1. Il PCI e la democrazia italiana, 21 gennaio 2021, ore 17:30, diretta Youtube, Partecipare la democrazia [lectio magistralis di Massimo D’Alema]
  2. 1921 2021. C’era una volta il PCI, 21 gennaio 2021, ore 18:00, diretta Facebook, Sinistra Italiana Roma [con Luciana Castellina, Fabio Mussi, Nichi Vendola];
  3. 100 anni dopo – Dedicato al PCI, 21 gennaio 2021, ore 17:00, diretta Facebook, Università dell’Uguaglianza [lectio magistralis di Aldo Tortorella];
  4. Quando diventammo comunisti, 20 gennaio 2021, ore 18:00, diretta Facebook, ivl24 [con Pietro Di Siena, Angela Lombardi, Giovanni Casaletto];
  5. Archivio Futuro, 21 gennaio 2021, ore 10:00, via Maratea (Potenza), Fondazione Basilicata Futuro [presentazione dell’archivio del PCI Basilicata – con prof.ssa Annalisa Rossi e dott. Giovanni Casaletto]
  6. Presentazione del libro Eravamo comunisti di Umberto Ranieri, 21 gennaio 2021, ore 17:00, diretta Facebook, Fondazione Premio Napoli [con Giuliano Amato e altri]
  7. Il PCI, le rivoluzioni e il socialismo, 22 gennaio 2021, ore 11:30, diretta Facebook, Fondazione Gramsci onlus [lezione di Donald Sassoon]
  8. La scissione di Livorno e la sinistra nel XXI secolo, 21 gennaio 2021, ore 18:00, diretta Facebook, Laboratorio riformista calabrese [con Anna Falcone e altri]
  9. I 100 anni del PCI, 21 gennaio 2021, ore 19:30, diretta Facebook, GD Forlì e Cesena [con prof. Maurizio Viroli, University of Princeton]
  10. Livorno 1921-2021. Centenario della fondazione del PCI, 21 gennaio 2021, ore 11:00, diretta Facebook, Rifondazione Comunista [convegno online dal Teatro S. Marco]
  11. 1921-2021: 100 anni dalla fondazione del PCd’I, 21 gennaio 2021, ore 21:00, diretta Facebook, Partito Comunista [conferenza online moderata da Andrea Pancani]
  12. A 100 anni dal congresso di Livorno, 21 gennaio 2021, ore 11:00, diretta Facebook, Partito Comunista Italiano [con Emiliano Brancaccio, Angelo D’Orsi e altri]

Libri

  1. Luciano Canfora, La metamorfosi, Laterza 2021, €12,00
  2. Guido Liguori, La morte del PCI, Bordeaux 2021, €14,00
  3. Massimo Flores – Giovanni Gozzini, Il vento della rivoluzione, Laterza 2021, €24,00
  4. Autori vari, Care compagne e cari compagni, Strisciarossa 2020, €16,00
  5. Giorgio Galli, Storia del PCI, La Scuola di Pitagora 2020, €40,00
  6. Sergio Staino, Storia sentimentale del P.C.I., Piemme 2021, €17,50
  7. Claudio Petruccioli, Rendiconto, La nave di Teseo 2020, €20,00
  8. Luca Telese, Qualcuno era comunista, Solferino 2021, €20,00
  9. Luciano Tirinnanzi (a cura di), I comunisti lo fanno meglio, Paesi Edizioni 2021, €18,00
  10. Paolo Franchi, Il PCI e l’eredità di Turati, La nave di Teseo 2021, €16,00
  11. Palmiro Togliatti, Il Partito Comunista Italiano, Editori Riuniti 2020, €10,00
  12. Umberto Ranieri, Eravamo comunisti, Rubbettino 2020, €13,00
  13. Mario Pendinelli – Marcello Sorgi, Quando c’erano i comunisti, Marsilio 2020, €18,00
  14. Enrico Berlinguer, Casa per casa, strada per strada, Zolfo 2019, €20,00
  15. Francesco Mello, Compagni!, UTET 2021, €18,00 [romanzo]

Segnaliamo anche che la Cineteca di Bologna metterà presto online Uomini e voci del congresso socialista di Livorno, un documentario d’epoca sul congresso di Livorno del PSI del 1921, e che rappresenta una testimonianza straordinaria finora ancora inedita.

Studente di giurisprudenza a Pisa, nato e cresciuto a Potenza.

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