Quel che ci lascia Bettino Craxi

Non è facile scrivere oggi di Bettino Craxi. Non è facile scrivere di Craxi in questo Paese. È incredibile come su uno dei più grandi statisti della storia Repubblicana incomba una damnatio memoriae ingiustificabile.

Bettino Craxi è stato tra i leader socialisti più intelligenti e lungimiranti d’Europa, un vero uomo di Governo e allo stesso tempo di lotta politica. Da quel luglio 1976, con la sua elezione a segretario nazionale del PSI, cambia profondamente la storia del nostro Paese.

Potrei raccontare dei governi Craxi, della quinta potenza mondiale e del benessere che la nostra amata Italia viveva in quegli anni, della notte di Sigonella o del sostegno incondizionato ai vari movimenti socialisti nel mondo.

Voglio però dedicarmi, in occasione del 21esimo anniversario della sua morte, a ciò che Bettino Craxi lascia ad un ventenne che si avvicina alla vita pubblica: il primato della politica e del pensiero politico.

I socialisti in quegli anni ebbero una chiara visione della società, immaginavano per lo Stato un ruolo di forza e sapevano ben vedere e capire la situazione politica ed economica mondiale. Mi spiace che al nome di Craxi venga sempre e comunque collegata a Tangentopoli, mi spiace che un grande dirigente politico debba essere martoriato per un sistema che tutti hanno contribuito a fondare e difendere.

Allora oggi, un ragazzo che ama la politica non può non ricordare Bettino Craxi, la sua storia, una storia di militanza e sacrificio alla guida della comunità che amava, la storia dell’uomo che ha abbandonato il marxismo per riprendere il pensiero turatiano e mazziniano. Non a caso ho ripetuto la parola “storia” più volte: credo infatti che un Paese senza memoria non abbia futuro, credo sia paragonabile ad un albero che non affonda le proprie radici nel terreno. Ecco perché oggi, seppur brevemente ed in maniera incompleta, voglio ricordare Bettino Craxi, un grande socialista! Ciao Presidente!

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