Ritardi sui vaccini: il punto

I ritardi delle case farmaceutiche stanno spezzando il sogno dell’immunità di gregge per l’autunno 2021. Per raggiungere l’obiettivo probabilmente bisognerà aspettare la fine di un altro anno. Intanto anche in Basilicata si riflette la confusione nazionale.

Il rinvio della fornitura di vaccini comunicato da Pfizer-Biontech non solo ha innescato una guerra burocratico-giudiziaria tra UE e case fornitrici ma ha anche inevitabilmente portato alla modifica del piano vaccinale presentato alle Camere il 2 dicembre dal Ministro della Salute. Era previsto l’impegno dell’azienda a fornire 27 milioni di dosi di cui 8.749.000 entro la fine del primo trimestre del 2021. 470 mila dosi a settimana che però al momento non possono essere garantite proprio a causa della decisione di ampliare lo stabilimento belga (a Puurs) da dove partono tutti i vaccini diretti ai vari paesi europei (compresa l’Italia). Pfizer assicura che recupererà i ritardi entro fine febbraio, anche perché se non dovesse farlo si tratterebbe di una violazione contrattuale che costerebbe una penale abbastanza salata all’azienda.

Sta di fatto che l’Italia fino a fine febbraio avrà il 45% di forniture in meno e va precisato che i ritardi riguardano solo le forniture ai Paesi europei. Ciò che pare chiaro a tutti è che la casa farmaceutica essendo stata la prima ad ottenere il via libera per il suo vaccino ora si trovi sommersa dalle richieste e da qui, a detta loro, la necessità di ampliare gli impianti produttivi (europei) che dovranno quindi essere momentaneamente fermati.

E tuttavia sembrerebbe che soprattutto gli Stati Uniti, dove Biden ha annunciato che nei suoi primi 100 giorni da presidente ha l’obiettivo di vaccinare 100 milioni di americani, siano particolarmente interessati a questo vaccino ed infatti offrono ben 19 dollari e 50 per ogni dose. Poca cosa rispetto ai 28 dollari pagati da Israele e comunque più di quanto offre l’Europa con i suoi 14 dollari e 50. A prima vista i timori dei più siano fondati: l’UE avrebbe trascurato una regola fondamentale del mercato: Si vende a chi paga di più.

Ma non è solo Pfizer a venire meno agli accordi. Anche AstraZeneca per un problema alla produzione annuncia un taglio del 60%, che per l’Italia vuol dire passare da 8 milioni a 3,4 milioni di dosi nel primo trimestre del 2021. Questo vaccino è ancora in attesa dell’autorizzazione dall’ Ema (European Medicines Agency) ma, se dovesse ottenerla secondo l’accordo inziale sarebbero dovute arrivare in Italia ben 28 milioni e 269 mila dosi entro la fine di marzo. Ciò non avverrà poiché la casa farmaceutica ha confermato che potrà fornire solo meno di 15 milioni di dosi entro la fine del primo trimestre (quasi la metà di quanto previsto). Ci sono ancora molti dubbi intorno al vaccino di AstraZeneca perché bisognerà vedere che tipo di approvazione verrà data dall’Ema (ad esempio se sarà condizionata a determinati parametri di età).

A questo punto si potrebbe sperare nella formula di Moderna ma l’accordo prevede poche dosi (1 milione e 300 mila circa) che di certo non possono coprire da sole i ritardi delle altre due. Intanto in Basilicata (precisamente a Venosa, Chiaromonte e Matera) si aspettano le 600 fiale che la casa farmaceutica dovrebbe consegnare in settimana.

La sintesi è che queste inadempienze faranno slittare di circa 4 settimane i tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione. Al momento le dosi rimaste verranno utilizzate solo per i richiami, ovviamente per evitare di vanificare la prima dose. Il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli ha parlato di “rimodulazione della campagna vaccinale” che ha come impegno centrale quello di vaccinare entro marzo almeno tutti gli operatori sanitari, ospiti e personale delle RSA, gli over 80 e pazienti fragili oncologici, cardiologici ed ematologici (tutte queste categorie sono pari a 7 milioni di italiani). Sembrerebbero restare fuori da questo obiettivo primario: i 13 milioni di italiani tra i 60 e i 79 anni, il personale dei servizi essenziali (scuola, forze dell’ordine) e gli altri 7 milioni di italiani con almeno una patologia cronica.

Il caos a livello nazionale ovviamente si ripercuote sulle Regioni, soprattutto in virtù del fatto che non c’è un vero e proprio “piano vaccinale regionale” preciso e puntuale, ma che il solo piano nazionale venga al momento applicato (proporzionalmente) ad ogni regione.

Anche in Basilicata le certezze scarseggiano: il sito del Governo riporta che su 17.265 dosi consegnate 12.720 sono state somministrate (il 75%), ma come in tutto il Paese la restante parte verrà utilizzata per i richiami. L’assessore Leone annuncia che ci sarà almeno 1 punto vaccinale in ogni Comune della Basilicata “utilizzando spazi ambulatoriali presenti sul territorio o altri luoghi idonei individuati di intesa con il sindaco” (quindi si parla di 131 punti quanti i comuni lucani).

Fino ad ora la campagna vaccinale ha interessato solo il personale sanitario e gli ospiti più il personale delle RSA e anche di questa prima fase non si garantisce il completamento. L’assessore Leone comunque comunica che il piano per la “fase 2” della campagna è in fase di completamento e interesserà 3 categorie: le persone di età avanzata dai 75 anni d’età, quelle tra i 60 e i 74 anni con almeno una ‘’malattia concomitante’’ e coloro che seppur al di sotto dei 60 anni presentano una patologia cronica. Tutto questo sarà possibile solo quando saranno arrivate le nuove partite di vaccino. A Dio volente.

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