Mezzogiorno dis-integrato: la SVIMEZ e la Basilicata

La conferenza con l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) del 29 gennaio 2021 è illuminante per capire la situazione della Basilicata nel periodo della pandemia e per avere alcune previsioni per il futuro. Il rapporto è stato presentato dal presidente SVIMEZ Antonio Giannola e dal direttore Luca Bianchi.  

IL COMUNE DI RIONERO E L’ASSOCIAZIONE GIUSTINO FORTUNATO 

L’incontro patrocinato dal Comune di Rionero ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo della politica e della cultura. All’apertura il consigliere comunale e assessore provinciale Mauro Tucciariello ha ringraziato l’Associazione Giustino Fortunato, organizzatrice materiale dell’evento, ricordando l’importanza di Fortunato negli studi di tipo storico, economico, politico e sociale in ambito meridionalistico.  

Nell’intervento di Mauro Fiorentino, docente dell’Università degli Studi di Basilicata, si è sottolineata l’importanza dei luoghi dove avere confronti e dibattiti <<sono le associazioni che possono e devono svolgere il ruolo di raccordo in questo delicato momento storico>>. È proprio dalla considerazione storica e politica degli ultimi giorni che Fiorentino ha tratto spunto per citare uno scritto dell’economista Manlio Rossi-Doria che in una lettera a Salvemini si preoccupava di come sarebbero stati gestiti i fondi del Piano Marshall nel Sud Italia; curiosa analogia con i recenti sviluppi sulla situazione del Recovery Plan. La preoccupazione per il mezzogiorno è motivata da alcuni scoraggianti dati che il professore ha illustrato: la mobilità forte che ad oggi riguarda solo la zona di Milano e vede un netto calo ed una quasi assenza nelle zone meridionali, poi un dato sulla Basilicata che nella statistica per professori e ricercatori universitari ogni mille abitanti si trova all’ultimo posto. 

 LA BASILICATA DOPO LA CRISI DEL 2008 

Dal 2008 il meridione sembrava aver registrato una lenta e continua ripresa ma la pandemia ha mostrato le questioni irrisolte dell’incolmabile divario fra Nord e Sud del nostro paese <<facendo venire i nodi al pettine>>.  

In questo quadro la Basilicata mantiene indicatori nella media rispetto al resto del mezzogiorno ma è innegabile che vi siano comunque delle caratteristiche culturali, sociali ed economiche che marcano la diversità della situazione lucana. Il prezzo dell’industrializzazione è ancora oggi una forte dipendenza da pochi settori strategici, dal punto di vista sociale poi la regione ha un alto tasso di spopolamento, problema che si è acuito durante la pandemia. 

La nostra è una delle regioni che aveva recuperato meglio la crisi del 2008, trainata dal settore automobilistico, pur all’interno di una crisi complessiva, si è verificata una buona dinamica di crescita. Il miglioramento si nota sul lungo periodo confrontando i dati del 2007, quando la crisi è stata fortemente sentita, a quelli del triennio 15-16-17 dove la nostra regione si mantiene sul livello superiore rispetto alla media del mezzogiorno. 

Bianchi sottolinea amaramente come questo dato in apparenza rassicurante nasconda delle profonde differenze, infatti il recupero di PIL ha segnato un ampliamento delle disuguaglianze. Mentre la ripresa è stata trainata da alcune aree, prime fra tutte lo stabilimento di Melfi ed i giacimenti di petrolio, vi sono zone di sofferenza e di crisi dove la ripresa non è stata omogenea. 

LA BASILICATA PRE E POST COVID-19 

I dati del periodo della pandemia non sono ancora stati elaborati ma le stime per il 2020 presumono un calo del PIL del 12% per la Basilicata, in assoluto il peggior risultato di tutte le regioni italiane, paragonabile solo al Veneto. 

La spiegazione di queste stime è relativa a dinamiche interne che dipendono dai settori strategici del petrolio e dalle automotive, entrambi fortemente in crisi durante i primi mesi del lockdown. Le previsioni sul 2021 sono, mai come in questo caso di profonde incertezze, inclini al cambiamento. Si pensa però che in questo anno si potrebbe realizzare la migliore ripresa a condizione che si esca dalla pandemia per l’inizio dell’estate. 

La Svimez ha stimato che gli effetti economici del lockdown abbiano generato una perdita di cica 280 mila posti di lavoro nel sud Italia. 

Bisogna poi ricordare , sottolinea Bianchi, che la pandemia non è stata uguale per tutti; la perdita di occupazione in tutto il paese ed in particolare nel mezzogiorno si è concentrata quasi esclusivamente nei contratti a tempo determinato mentre per i contratti a tempo determinato vi sono stati blocchi di licenziamento. Questo fenomeno ha avuto largo impatto nel mezzogiorno in cui la precarietà è maggiore ed ha causato forte perdita del lavoro e riduzione tasso di occupazione giovanile (che era già tendenza dal 2008). 

Giovani e donne sono le fasce che subiscono più delle altre l’effetto della pandemia, questo richiederebbe interventi di politica coerenti che permettano, solo per fare un esempio, la conciliazione dei tempi di lavoro e della famiglia. 

IL DIVARIO DI CITTADINANZA 

Per effetto delle politiche di contenimento della crisi di finanza pubblica del 2013 vi è stata una profonda diminuzione dell’offerta dei servizi pubblici soprattutto per sanità ed istruzione che ha avuto i suoi effetti più critici nelle regioni del mezzogiorno. 

La SVIMEZ parla aspramente di ‘’divario di cittadinanza’’ : l’assenza di servizi essenziali distribuiti in modo omogeneo è un tema caratterizzante per la nuova questione meridionale. 

Un esempio è il divario della spesa pro capite per ogni bambino residente nella fascia 0-2 anni che nelle regioni del centro si aggira intorno ai 1500 euro per toccare i 277 del Mezzogiorno ed i 292 euro per bambino della Basilicata. Dal 2015 poi in Basilicata è aumentato il tasso di abbandono scolastico, si stima che in Italia vi siano 300.000 giovani fra i 15 ed i 24 anni che possiedono solo la licenza media. 

L’indice sintetico di competitività infrastrutturale dell’UE ( che è una sintesi di dotazioni e qualità del servizio) assegna alle regioni del Sud un 50% ed alla Basilicata il 30% del valore medio UE. Questo vuol dire che la Basilicata ha meno di un terzo delle infrastrutture medie europee , la Lombardia ha invece il 125%. 

Per guardare l’evento completo ed ascoltare gli altri interventi vi segnaliamo il link della diretta streaming

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