L’ISTAT conferma la crisi del lavoro

La crisi sanitaria legata al coronavirus ha avuto e continua ad avere conseguenze devastanti per l’economia europea ed italiana. Ciò è messo in evidenza dagli ultimi dati aggiornati (per nulla incoraggianti) diffusi dall’ISTAT sullo stato del lavoro che dimostrano che l’Italia si trova ancora nel pieno della crisi pandemica.

Nel solo mese di dicembre 2020 si registra un calo di 101 mila occupati (-0,45%) rispetto al mese di novembre dello stesso anno. Guardando nel complesso i dati del 2020, si assiste ad una contrazione di 444 mila occupati in meno rispetto al dicembre del 2019 (-1.9%).

Si tratta di un saldo occupazionale severissimo se si considera che durante il picco della scorsa crisi economico-finanziaria, l’Italia perse in un solo anno “soltanto” -si fa per dire- 390 mila posti di lavoro. Durante l’ultimo anno invece, nonostante il blocco dei licenziamenti, valido ad oggi fino al 31 marzo 2021, e le misure che garantiscono la cassa integrazione a milioni di lavoratori e lavoratrici, vi è stata una contrazione maggiore rispetto alla precedente crisi.

In particolare si tratta di un crollo quasi esclusivamente al femminile: di 101 mila occupati in meno, 99 mila sono donne. Ciò è riconducibile al fatto che le donne sono prevalentemente occupate in settori in cui vi è una maggiore interazione fisica che soffre delle restrizioni dei Dpcm o dalla minore propensione da parte di una buona parte degli italiani a recarsi ad esempio in ristoranti, bar o negozi di abbigliamento.

Inoltre, le donne più degli uomini hanno contratti di lavoro stagionali o temporanei attivi durante il periodo invernale e le festività legate al Natale. Ciò quindi spiega il motivo per cui il forte calo di occupati interessi in modo prioritario la partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Inoltre questi dati mettono in risalto tutti i limiti di quanto fatto finora. Le varie azioni intraprese dai vari governi europei, tra cui quello italiano, si sono concentrate quasi esclusivamente su misure difensive come il divieto dei licenziamenti, la cassa integrazione e generose politiche di prestiti o di aiuto per facilitare l’accesso ai prestiti per le imprese.

Ad ogni modo si è trattato di norme fondamentali ed essenziali per limitare la crescita dei disoccupati, ma che non hanno attivato alcun meccanismo volto alla creazione di nuovi posti di lavoro, di nuove imprese e nuovi lavori.

Nelle prossime settimane sarà necessario creare un nuovo sistema di incentivi volti a semplificare il groviglio di norme burocratiche per la creazione di nuove imprese, attivare una serie di misure di lifelong learning per coloro che hanno perso il lavoro e magari hanno la possibilità di trovarne uno nuovo in un settore attiguo, e attuare le norme per il reinserimento nel mondo del lavoro per coloro che devono trovare una nuova occupazione attraverso il ricorso alle politiche attive del lavoro che sono sostanzialmente assenti nella maggioranza delle regioni italiane.

In conclusione, bisogna agire presto per rilanciare il mercato del lavoro italiano. I dati di dicembre sono assolutamente straordinari e confermano che la crisi sta avendo effetti negativi su alcune fasce della popolazione che ne stanno pagando il prezzo più alto: giovani generazioni e donne.

Riferimenti: https://www.istat.it/it/files//2021/02/Occupati-e-disoccupati_dicembre_2020.pdf

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