Si ritorna a scuola

Secondo primo giorno di scuola per gli studenti delle superiori che lo scorso 1° Febbraio hanno iniziato a riappropriarsi degli ambienti scolastici con la formula della didattica mista, garantendo così il 50% dello svolgimento della didattica in presenza.

Nonostante l’autonoma gestione da parte dei singoli istituti, ogni studente lucano, dal classico allo scientifico, dal pedagogico al  linguistico, fino agli istituti tecnici e professionali, se tutto andrà come previsto, potrà finalmente tornare a vivere la scuola fisicamente, che rappresenta la più grande conquista. Ma possiamo stare davvero tranquilli?

Le scuole si sono rianimate e la situazione tra i banchi non sembra paragonabile a quella di settembre: tutti gli istituti si sono attrezzati maggiormente in vista dell’emergenza e il tanto atteso suono della campanella, di cui quasi c’eravamo dimenticati, ha suggerito che virus e didattica in presenza non stiano tra loro in un rapporto di conflittualità. La scuola, dunque, ancora una volta, ha voluto dimostrare di poter accogliere e plasmare al suo interno frammenti di futuro.

Sul fronte trasporti ci si è resi conto che la situazione non è più catastrofica, anche se sussiste comunque un ritardo. Gli studenti che viaggiano non si trovano più assembrati lungo gli ingressi e le uscite dei mezzi, evitando così il rischio di contagio dovuto alla troppa vicinanza. Una possibile soluzione è permettere di raggiungere solo la metà della capienza massima. Da adesso si potrebbe lavorare sugli abbonamenti per gli studenti, pensando magari a tariffe diverse, che tengano conto della precarietà della situazione e delle cadenze della didattica mista.

Altra componente di questo ritorno tra i banchi consiste nello screening che ha coinvolto tutta la popolazione scolastica, come insieme a RDSM e UDS avevamo domandato. Il ritorno è così un po’ più sicuro. Certo, tante sono state le critiche sull’inutilità del tampone quattro giorni prima del rientro. E sebbene sia impensabile tamponare studenti, docenti e personale nel preciso istante in cui varchino la soglia della scuola, è comunque giusto rivendicare maggior efficienza e precisione anche nello screening, del quale sono stati segnalati alcuni episodi di confusione.

Tuttavia, l’essenziale, ciò per cui tutto può stare in piedi, siamo noi, linfa della scuola. Siamo noi in quanto ragazzi catapultati dalla scuola media a quella superiore dietro alla barriera di uno schermo, noi che in quanto diplomandi certo non avremmo voluto salutare così il nostro percorso scolastico, noi studenti e beneficiari della ricchezza più grande: il poter conoscere.

Non bisogna trascurare la pandemia in corso, non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo tutelarci a trecentosessanta gradi. La didattica a distanza rappresenta uno strumento al quale dobbiamo rendere l’onore delle armi, perché grazie a essa abbiamo avuto la possibilità di continuare a esercitare il nostro diritto all’istruzione. Ma questa soluzione non è più valida quando la si usa per disinteresse e incuria verso i più giovani. Sbarrare le scuole è la scelta più facile, non investire su di esse e su ciò che le circonda è l’opzione più immediata, ma non la più saggia, sacrificarle per sostenere il presente significa compromettere il futuro.

Tocca anche a noi, ragazze e ragazzi. L’appello è rivolto ad ogni studente: dimostrare che la scuola non è una delle principali cause di diffusione del virus, tanto da meritare di restare chiusa. E possiamo farlo rivelandoci consapevoli del tempo complesso in cui viviamo, ma resilienti, disposti a fare sacrifici ma non a rimanere travolti.

E’ scritto nella nostra Costituzione: l’articolo 34 sancisce la possibilità di frequentare la scuola a ciascun individuo e di raggiungere i livelli più alti dell’educazione. La cultura è l’unico mezzo di cui disponiamo: dobbiamo difenderla a tutti i costi, sia con le precauzioni sanitarie individuali, sia con le rivendicazioni politiche collettive. L’impegno di ognuno e la lotta di tutti servono a garantire a ciascuno il luogo culturale per antonomasia: la scuola!

Commenta anche tu:

La tua mail non verrá pubblicata e tutti i tuoi dati verranno trattati nel rispetto della privacy policy. I campi obbligatori sono contrassegnati da (*)