La politica senza donne

La formazione del nuovo governo Draghi ha riportato la questione femminile nell’attualità. Su ventitré ministri, otto sono donne; la metà delle quali si trova a capo di un ministero senza portafoglio.

Il problema però non pare tanto legato alla compagine governativa quanto alla scarsa presenza di donne del Partito Democratico. La questione potrebbe sembrare superflua oppure (come letto su alcuni giornali) “mera polemica“, ma il problema c’è e soprattutto si è sviluppato nel partito che più degli altri poneva al centro dei propri programmi e documenti la parità di genere. L’unico partito che ha una conferenza delle donne si trova a non avere alcuna ministra nel CdM.

Al Nazareno ora si tenta di correre ai ripari con un contentino; cioè affidando alle donne ruoli di sottosegretarie. Laura Boldrini, ex presidente della Camera e deputata del Partito Democratico ritiene inaccettabile anche questo: “Non è possibile che le donne non vengano considerate per i ruoli di vertice ma sempre per ruoli di chi deve stare un passo indietro“.  Cecilia d’Elia, portavoce della “famosa” conferenza delle donne dem ritiene che la questione del risarcimento tramite altri incarichi, al momento, è poco rilevante; occorre, afferma, andare alla radice, cioè “una riflessione più profonda su come è fatto il partito. Bisogna chiedersi perché le figure apicali del PD sono tutte maschili?“.

Come capita spesso, il problema nazionale porta anche ad una riflessione sul piano locale. Perché se nel governo centrale le donne sono poche è legittimo il sospetto che al Sud la situazione sia anche peggiore. E a guardare da vicino infatti la nostra realtà politica regionale non emerge certo come un grande esempio di parità di genere. Tutt’altro! In Consiglio regionale ci sono solo due donne (su venti consiglieri); in giunta regionale una sola (su cinque assessori). E su 131 comuni solo venti sono guidati da sindache; nei consigli comunali di Potenza e Matera, poi, le donne sono ben lontane dalla parità, su trentadue consiglieri, a Potenza solo sette seggi sono occupati da donne e a Matera un po’ di più, undici.

È evidente che c’è un problema. E che non riguarda solo la politica, ma ogni ambito sociale. È appena il caso di ricordare, infatti, che il tasso di occupazione femminile sul piano nazionale è pari al 48,4% vs il 66,6% degli uomini e in Basilicata resta inchiodato al 37%.

Bisogna capire le cause di questo squilibrio che condiziona la società e approdare a delle soluzioni; perché le donne sono veramente “il motore nascosto del Sud“, come detto in un precedente articolo. È giunto il tempo di valorizzare questo potenziale nell’interesse comune e possiamo farlo soltanto facendo sentire la voce delle donne, magari proprio attraverso la politica. 

Per Margherita Perretti, presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, interpellata, è chiaro un fatto: fino ad ora le donne hanno vissuto meno la politica rispetto agli uomini e questo ha portato inevitabilmente a una diversa “maturità“.  Ciò non per scarse capacità, ma, banalmente, per una mancanza di tempo. Per quasi tutte le donne è già difficile conciliare il lavoro e la famiglia: aggiungere un terzo impegno (non da poco) come la politica farebbe stare in affanno chiunque. In più, le istituzioni non fanno granché per sollevare le donne dal lavoro di cura che dovrebbe riguardare entrambi i coniugi.

In Spagna, per esempio, la legge sul congedo parentale è di quattro mesi per padre e per madre. In Italiaabbiam fatto i salti mortali per ottenere 10 giorni” (dice la Boldrini). Questo è sintomo della necessità, in Italia, di un cambiamento culturale. Infatti la grande discriminazione che il genere femminile subisce sul lavoro è proprio relativa alla maternità; se invece padre e madre avessero diritto allo stesso periodo di assenza per genitorialità, allora il datore di lavoro potrebbe effettuare una scelta paritaria. Ma questo è solo uno dei tanti esempi circa le difficoltà delle donne a partecipare alla vita della polis. Soprattutto alla politica. Senza dimenticare – precisa la presidente Perretti – che “la politica è un gioco che ha delle regole scritte dagli uomini“; con riunioni e incontri che si tengono in orari decisi da uomini, seguendo dei modelli prettamente maschili. La famosa frase “la politica si fa di notte” è un esempio molto esplicativo. E come dappertutto, se non si sta al gioco “si vien fatti fuori“.

La situazione di oggi è paradossale: la società ha bisogno – anche sul piano economico – dell’assoluta parità dei sessi, ma non riesce a garantirla perché le regole di fatto esistenti ne impediscono la realizzazione. Tocca alla politica eliminare gli ostacoli: ma se a praticarla sono soprattutto gli uomini…

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