Cosa chiedono i glovers di Potenza?

Prima si chiamavano fattorini, oggi si chiamano riders, il lavoro è lo stesso e la precarietà pure. Anche a Potenza sono in tanti a occuparsi di consegne a domicilio, non propriamente per 4mila euro al mese come sostiene qualcuno. Qui da noi è attiva una sola piattaforma, Glovo, che impiega un numero sempre crescente di studenti, migranti e altri cittadini nelle consegne in città.

Sfruttati? Forse è troppo dire: sono in tanti a fare i fattorini soltanto per arrotondare o procurarsi una prima, piccola entrata (però c’è anche chi campa solo con questo mestiere). Ma anche chi, dopotutto, non chiede stabilità e alti salari da questo lavoro, non accetta un livello ‘zero’ di tutele. È per questo che quasi tutti hanno promosso il primo sciopero dei riders potentini, cominciato a oltranza lo scorso weekend e conclusosi con una mezza vittoria. Abbiamo chiesto a Gabriele D’Andrea, che gestisce la pagina Instagram dei riders potentini, di concederci un’intervista.

Cominciamo dall’inizio? Chi siete voi riders qui a Potenza?

«Siamo glovers, per ora una trentina, ma Glovo si sta espandendo: aumentano sia i riders sia i locali che usufruiscono del servizio consegne. Certo, a Potenza sono attive altre piattaforme (come JustEat) ma offrono solo il servizio piattaforma (interfaccia domanda-offerta, ndr), mentre Glovo, su richiesta, offre anche il servizio completo di consegna. Per questo noi riders, qui a Potenza, possiamo lavorare solo con Glovo».

Ci vuoi raccontare come siete arrivati allo sciopero?

«Cominciamo da come funziona il nostro lavoro. Noi abbiamo un’app con un calendario (con tutte le ore che possiamo prenotare). Abbiamo un contratto a collaborazione occasionale (non siamo dipendenti). La flessibilità in questo tipo di lavoro ci consente di restare autonomi, ma non deve andare a discapito delle tutele del lavoratore: siamo comunque subordinati alla piattaforma, che se non lavoriamo ci decurta punteggio. Veniamo pagati solo quando lavoriamo e decidiamo noi quando farlo. Glovo funziona tramite un punteggio: gli ultimi arrivati ovviamente partono da zero. Il punteggio personale si alza consegnando tanti ordini e comportandosi bene con i clienti (il cliente fa una valutazione del corriere a fine ordine). A parità di punteggio viene preferito il corriere che lavora da più tempo. Il punteggio serve a prenotarsi le ore di lavoro nel calendario (che si apre alle 4.00 di lunedì e giovedì). Glovo sceglie quanti riders per ogni ora possono lavorare tramite un algoritmo in base alle statistiche delle ultime settimane, e si va a scalare secondo graduatoria. Gli ultimi arrivati non trovano praticamente niente: riescono a lavorare solo nel fine settimana, in cui c’è più lavoro per tutti. Abbiamo indetto lo sciopero per la questione pagamenti. Qui a Potenza ci pagano 4€ per consegna. In altre città funziona diversamente: c’è una tariffa base, più un pagamento per chilometraggio, per tempo d’attesa davanti al locale, e altre variabili. Per ogni ora in cui siamo a disposizione, senza ricevere ordini, venivamo pagati €3,50. Nelle ore a disposizione siamo costretti a stare nell’area verde, siamo vincolati a Glovo. È anche giusto che fossimo pagati nell’attesa».

Poi qualcosa è cambiato…

«Giovedì scorso (11 febbraio, ndr) hanno tolto il pagamento di €3,50. Nella mail che ci hanno inviato spiegavano che a Potenza il volume di ordini è in aumento e quindi non c’è più bisogno del minimo garantito perché c’è abbastanza lavoro da compensarlo. Noi riders percepiamo l’aumento degli ordini (era prevedibile) ma a nostro parere non basta per dire che renda superfluo il minimo garantito – per esempio ieri (17 febbraio, ndr) due riders sono stati fermi per un’ora ma non sono stati pagati. La cosa particolare è che l’ordine viene assegnato, tra tutti i riders che hanno quell’ora prenotata, al rider più vicino al locale. Il che significa che io che attendo l’ordine normalmente non sono a casa mia in attesa, ma sto davanti ai locali ad attendere l’ordine… Io magari sto in macchina, ma c’è chi è in bici e sta in attesa al freddo senza essere pagato».

Com’è andato lo sciopero? Ci sono stati sviluppi?

«A Glovo abbiamo comunicato uno sciopero a oltranza senza data di fine. Noi glovers ci eravamo accordati per cominciare sabato e domenica e poi vedere come andava. Abbiamo scelto apposta il weekend perché ci sono più ordini e creiamo maggior disservizio. Speravamo così che Glovo, leggendo gli incassi giornalieri, se ne sarebbe accorto. Abbiamo ovviamente anche inviato una mail per avvisarli, il venerdì sera. Non abbiamo ricevuto risposte per tutto il weekend. Intanto, l’adesione è stata buona: quasi tutti abbiamo aderito alla protesta. Ovviamente dopo il weekend ci sono stati i primi malumori (c’è chi non può stare fermo a lungo perché vive di questo lavoro). Ma martedì (16 febbraio, ndr) siamo tornati al lavoro: lunedì abbiamo avuto le prime risposte».

Di che tipo?

«Glovo ha telefonato a me personalmente: era una cosiddetta responsabile. Chiariamo che è difficile parlare con una responsabile. Glovo funziona come una piramide: parliamo sempre con i livelli più bassi. Se mandiamo un email e ci va bene, parliamo con un essere umano che non ci sa dare spiegazioni. Normalmente però ricevi risposte automatiche. Solo se insisti molto via mail, vieni inoltrato a quelli che loro chiamano Glovo Specialist, persone con un minimo di potere decisionale. Abbiamo fatto il punto della situazione, abbiamo discusso tutti i vari problemi di Potenza. Lei ha subito parlato delle mascherine: fino a qualche mese fa ci inviavano mascherine usa-e-getta direttamente al McDonald’s, non essendoci un ufficio Glovo a Potenza. Ora invece, in piena emergenza Covid, non ce ne stanno più mandando. Mi ha detto quindi che ne avrebbe inviate delle altre: si è scusata dicendo che non hanno un punto d’appoggio, ma le ho suggerito di inviarle al McDonald’s».

Quanto al minimo garantito?

«Lei mi ha detto che non mi può garantire che riescano a rimetterlo perché lo stanno togliendo ovunque. Vedranno se riescono a rimetterlo in qualche ora in cui arrivano meno ordini. Noi abbiamo anche chiesto di implementare il pagamento per chilometraggio e tempo di attesa (un problema importante perché qui molti locali sono pieni di clienti e le attese sono lunghe). Dicono che cercheranno di farlo il prima possibile. Dopodiché abbiamo chiuso. Purtroppo quando ti chiamano lo fanno con lo sconosciuto così non puoi più rintracciarli. Per fortuna il giorno dopo che mi ha chiamato abbiamo saputo che ci stanno inviando le mascherine, il che è un primo segnale positivo che da tempo non vedevamo. Via mail ci hanno ribadito che implementeranno il pagamento per km e attesa. Vedremo se lo faranno e soprattutto se ci converrà di più… il minimo garantito non l’abbiamo ancora visto. Per ora ci siamo dati un tempo per valutare con gli altri riders, eventualmente chiederemo un altro contatto con un responsabile».

Proprio sulla questione minimo garantito, avete ricordato nel comunicato stampa che il Ministero del Lavoro ha chiesto di abbandonare il cottimo e migrare verso il salario orario…

«Infatti questo contratto citava un pagamento di 10€ all’ora… il problema è che il contratto menziona l’ora lavorata, che è un concetto diverso! Se non arrivano ordini in una certa ora, non arrivano i dieci euro. E da contratto, è ora lavorata quella che passiamo interamente in consegna! Infatti il Ministero ha bocciato questo contratto, anche se poi ce l’hanno fatto firmare altrimenti non avremmo potuto più lavorare. E il minimo garantito non è previsto nel nuovo contratto, mi diceva la responsabile di Glovo. Per questo motivo lo stanno togliendo in tutte le città. Non so se i sindacati intendono impugnarlo, Deliverance Milano ha convocato un’assemblea di tutti i riders per portare tutti questi problemi sul tavolo delle trattative».

A proposito di sindacati: qui a Potenza chi siete e come vi siete organizzati? È uno sciopero sostanzialmente autoconvocato, o c’è una piccola sigla autonoma in cui vi siete associati?

«Per la maggior parte siamo studenti. Per molti di noi si tratta di un primo contatto col mondo del lavoro. Poi c’è qualcuno che lo fa di mestiere, quindi ha da pagare bollette, affitto, etc., e per lui può essere molto difficile anche aderire a uno sciopero. C’è anche qualche ragazzo nigeriano che viene con la sua bicicletta. Il fatto che hanno partecipato quasi tutti è stato molto bello perché per loro è l’unica forma di guadagno. Comunque no, non abbiamo nessun sindacato, anche per questo è la prima volta che abbiamo indetto uno sciopero. È stato difficile: abbiamo dovuto aprire un gruppo WA in cui mettere tutti i nuovi lavoratori, non era facile organizzarsi tutti».

Nel vostro comunicato avete anche menzionato il rischio neve e la mancanza di indennità.

«Prima lo chiamavano bonus pioggia (80 centesimi a consegna): era molto semplice riceverlo, bastava inviare una foto con la pioggia e lo aggiungevano. Oggi invece è un supplemento che il sistema dovrebbe calcolare in automatico e accreditarlo il giorno dopo… ma è capitato di fare consegne sotto il diluvio e non ricevere il bonus! Volevamo fare uno sciopero anche per questo, tempo fa, ma non ci sono state adesioni a sufficienza. Oggi, se arriva il giorno dopo, ci viene pagato soltanto 40 centesimi. Quando c’è stata l’ultima nevicata abbiamo inviato molte richieste e proteste, perché ovviamente neve e ghiaccio sono situazioni più pericolose della pioggia. Ma non ci hanno pagato niente di più del normale bonus pioggia».

Quanto alla sicurezza sul lavoro, bici e giubbotti catarifrangenti sono a carico vostro?

«Sì, la benzina, la bici, sono tutti costi a carico nostro. Dobbiamo essere già muniti di un mezzo per cominciare con Glovo. Invece, Glovo da poco ci ha inviato un gilet [catarifrangente] gratis. È  una norma imposta dal nuovo contratto, che citava questi dispositivi di sicurezza. Il gilet ci aiuta per la visibilità notturna. Chi usa la bici ha l’obbligo di questi dispositivi. Comunque per fortuna abbiamo, da contratto, anche un’assicurazione contro gli infortuni».

Una curiosità, a Potenza che tipo di locali servite maggiormente?

«Sicuramente il McDonald’s. Da quello che abbiamo capito Glovo si appoggia soprattutto con McDonald’s nelle nuove città, immagino abbiano una partnership. Dopodiché vari locali cominciano ad aderire: ogni settimana se ne aggiungono di nuovi. Le richieste comunque sono in particolare verso il Mc, e infatti quando cominciamo il “turno” ci mettiamo sempre là vicino perché aiuta nell’assegnazione dell’ordine».

Senti, per concludere ti chiederemmo questo: negli ultimi mesi sono usciti molti editoriali sul vostro lavoro, spesso evidenziandone moltissimo la precarietà. Rispetto a questa narrazione, voi come vi sentite? Siete d’accordo, vi infastidisce, vi lascia indifferenti…

«Sicuramente è una cosa positiva che si parli di noi, più che altro per far conoscere il nostro lavoro, è uno dei nuovi lavori ed è tutto in digitale (sia per fare e sia per prendere l’ordine). È buono che se ne parli, anche perché essendo nuovo è un settore in cui mancano molte tutele. Più si parla dei vari problemi, meglio è, in modo che in seguito si possano fare nuovi contratti con nuove norme da imporre alle nostre piattaforme. Ovviamente nel frattempo, soprattutto qui a Potenza, restiamo in attesa delle mascherine, del minimo garantito, delle altre variabili di salario».

E in attesa restano tutti i giovani e tutti i cittadini di Potenza, che alla dignità e alla stabilità del lavoro tengono molto, per il futuro di tutte le prossime generazioni.

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