C’è ancora un futuro in Basilicata?

È una delle domande più frequenti, se non la più frequente: la Basilicata ha ancora speranze per il futuro?

La risposta più facile, guardando dati, analizzando numeri e studiando grafici, è “NO”. Questa regione nell’arco di 20 anni scenderà sotto la soglia dei 500mila abitanti, replicando i numeri del primo Ottocento.

Il male che affligge e devasta la Basilicata è lo spopolamento: i residenti e tra questi soprattutto i giovani abbandonano la loro terra alla ricerca di un futuro migliore che la realtà meridionale sembra voler ostinatamente negare. I dati sono eloquenti: perdita di 1715 abitanti dal 2018 (giovani compresi tra i 18 e i 30 anni). Dal 2011 quasi 25.000 persone hanno abbandonato la Lucania (24.782 per esattezza).

Inesorabilmente, come una slavina a velocità incalcolabile il territorio continua a perdere talenti e menti, e rimangono solamente anziani: siamo, purtroppo, la terza Regione con l’età media più alta d’Italia. La domanda, quasi come retorica è sempre la stessa: cosa fare per combattere il mostro dello spopolamento e invogliare i giovani a restare? Troppe volte ce lo siamo chiesti, nessuna soluzione atta ad arrestare tale fenomeno, ahimè è stata fino ad oggi perseguita.

La chiave di volta resta sempre l’istruzione, ma non è la sola: l’università deve essere il punto dal quale partire. La facoltà di medicina in tal senso rappresenterà un piccolo aiuto a patto che non si sacrifichi nessun’altra facoltà. Resta poi da chiedersi come due snodi essenziali della nostra Regione quali la facoltà di ingegneria e lo stabilimento Stellantis di Melfi (il più grande del sud) non abbiano mai trovato un accordo per creare un consorzio e dare la possibilità ai ragazzi di fare tirocini sul segmento automobilistico.

L’istruzione, dunque resta il principale polo per attrarre i giovani e invogliarli a rimanere, ma non l’esclusivo: il turismo è spesso e volentieri stato strumentalizzato: godiamo di paesaggi meravigliosi, che gran parte degli abitanti del nostro Paese (noi per primi, forse) nemmeno conosciamo. Ma nessun paesaggio o attrazione turistica potrà mai godere dell’attenzione che merita se per spostarsi da un Comune all’altro con un treno ci si impiega più di 40 minuti, o se siamo l’unica Regione d’Italia a non godere di un treno ad alta velocità in un capoluogo di Provincia, senza dimenticarci del tanto desiderato e mai costruito aeroporto. Aziende, uffici, infrastrutture mancano, non possiamo investire in queste perché siamo indietro anni luce rispetto un modello di civiltà che punta sui giovani.

L’ultima carta, probabilmente la più importante che ci è rimasta da giocare, arriverà dall’atrocità della pandemia, con la quale da troppi mesi siamo chiamati a convivere. Il Recovery Plan è davvero l’ultima spiaggia che ha questa regione per evitare un impoverimento sociale, umano ed economico. È necessario riformare e investire, bene prima che tanto. I finanziamenti che sono in procinto di arrivare, precluderanno ogni margine di errore nella programmazione di iniziative, mirate al tanto desiderato sviluppo e al conseguente trattenimento sul territorio di risorse umane, oggi forzosamente costrette a fuggire.

La sfida è qui, e questa volta non può essere persa. Altre occasioni per la crescita del Mezzogiorno e la sua emancipazione da condizioni di atavico ritardo socio-economico non arriveranno per i prossimi decenni. Da dove ripartire? Puntare alla modernizzazione dell’intera infrastrutturazione meridionale e lucana in particolare: treni, strade, aeroporti, veicoli per trattenere e fare arrivare idee nuove. Rimodellare il sistema scuola perché diventi effettivamente formativo e doti le nuove generazioni oltre che di sapere della consapevolezza dei propri diritti. Sciolti questi nodi sarà possibile avere una classe politica. Ripartire da una nuova classe politica capace di vagliare piani e progetti per contribuire alla crescita della Basilicata. Il tempo per i pensieri è finito, si agisca adesso e concretamente per risollevare questa meravigliosa terra dalla sua immeritata condizione di eterno anonimato.

Commenta anche tu:

La tua mail non verrá pubblicata e tutti i tuoi dati verranno trattati nel rispetto della privacy policy. I campi obbligatori sono contrassegnati da (*)