Corleto come Viggiano? Le fiammate della paura

A soli tre mesi dalla messa in funzione, il Centro Olio della Total nella Valle del Sauro si ferma. Non è ben chiaro se lo stop fosse già previsto (come dicono alcuni) o se sia avvenuto su ferma richiesta della Regione. Una cosa è certa: la classe dirigente lucana non ha imparato dagli errori commessi in Val d’Agri.

La situazione al momento non è incoraggiante, ma c’è da dire che le estrazioni del nuovo Centro Olio lucano hanno avuto un inizio travagliato. Basti pensare che già il 24 febbraio la Regione ha notificato alla Total una sanzione di 30.000 euro a causa di ‘’eventi anomali’’ risalenti a gennaio di quest’anno. Lo scorso primo marzo l’Arpab ha segnalato il superamento delle soglie delle polveri, dell’anidride solforosa e dell’ossido di azoto il 13 e 14 febbraio scorso. A tutto questo fanno da sfondo le denunce dei residenti di Corleto Perticara che, in più occasioni, hanno segnalato fiammate anomale e aria irrespirabile. Gli abitanti della Valle del Sauro hanno ragione ad essere preoccupati perché i presupposti che la storia si ripeta ci sono tutti. A seguito di questi eventi si è reso necessario un intervento della Regione che ha richiesto un ‘’controllo di affidabilità’’. Parola che designa da sola le preoccupazioni da un lato e il bisogno di intervento dall’altro.

Per lo stabilimento Eni in Val d’agri non è stato possibile determinare quanto effettivamente l’erogazione sia costata alla nostra terra in termini di inquinamento. Era necessario stabilire quale fosse il grado di inquinamento nel ‘94, quando è entrato in funzione (il cosiddetto ‘’punto zero’’) per poi fare una ‘’semplice’’ comparazione negli anni successivi. In Val d’Agri questo rimane un mistero, ma nella Valle del Sauro si è corso ai ripari? Non è dato sapere, anche se prima che entrasse in funzione pare che la multinazionale francese avesse speso qualche parola in proposito.

Sarebbe necessario che, proprio sotto questo punto di vista, la Regione Basilicata si imponga davanti ai ‘’signori del petrolio’’. Con la stessa fermezza di cui si vanta in questi giorni. Il presidente Vito Bardi infatti tiene a rivendicare l’«atto di forza» della Regione che avrebbe portato allo stop a Tempa Rossa. E anzi aggiunge che per la giunta regionale “la tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini è un valore inderogabile”.

Parole e gesti nobili se solo non fossero stati smentiti lo scorso sabato dal capogruppo regionale del Movimento 5 stelle, Gianni Perrino, con un documento della compagnia petrolifera. Nello specifico si tratta della «Comunicazione superamento limiti emissioni in atmosfera in data 03 Marzo 2021» in cui, ben tre giorni prima della decisione regionale, si fa riferimento a una fermata dell’impianto già programmata per la fine del prossimo mese. Nel documento si legge: «L’istallazione della nuova elettrovalvola potrà avvenire solo in un regime di fermata della sezione Tgt e di tutta l’unità di recupero zolfo. Per opportunità tale istallazione sarà quindi posticipata in occasione della fermata dell’oleodotto di Viggiano Taranto prevista per fine aprile 2021». La risposta del presidente Bardi è stata: «è una ricostruzione falsata». Secondo quanto riportato dall’Assessore all’ambiente, Gianni Rosa, ci sarebbero stati due incontri in video conferenza: uno il 3 marzo, durante il quale è stata avanzata la richiesta dello stop (accettata subito dai rappresentati delle compagnie petrolifere) e uno il 5 marzo. Dunque, la nota della compagnia petrolifera farebbe riferimento allo stop deciso quello stesso giorno con Bardi e Rosa.

Insomma, o la Regione Basilicata è stata talmente determinata da convincere i francesi oppure il presidente e l’assessore hanno ben capito la sottile arte della propaganda. Se ci trovassimo nel primo caso sarebbe bello augurarsi che tale tecnica del ‘’pugno duro’’ venisse utilizzata anche in altre occasioni… di importanza non secondaria. È appena il caso di ricordare che la Basilicata garantisce il 12% del fabbisogno energetico nazionale ed è ancora in attesa di uno sviluppo proporzionale all’oro nero che garantisce al Paese.

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