Marzo, mese di morte e rinascita

21 marzo 2020: il Covid-19 si porta via 793 persone, con 6557 nuovi casi accertati, il tutto solo in suolo Italiano. 20 marzo 2020: 23.832 nuovi casi e 401 morti, sempre sul suolo italiano. 18 marzo 2020: a Bergamo, la cui provincia in Italia è la più colpita dal Coronavirus, camion militari portano “in processione” delle bare, offrendoci immagini atroci che mai avremmo voluto si potessero persino concepire.  18 marzo 2021: viene “celebrata” la prima giornata in ricordo delle vittime di questa maledetta pandemia.

19 marzo 2021: Vincenzo Agostino, padre di Nino, ha visto per la prima volta, dopo più di 3 decenni, seppur parzialmente, una prima verità processuale, data dalla condanna di Nino Madonia all’ergastolo, in quanto esecutore dell’assassinio di Nino e della moglie, Ida Castelluccio, da poco incinta.

Nino, strettissimo collaboratore del giudice Falcone, fu assassinato perché sapeva troppo, specie riguardo l’allora trattativa Stato-Mafia. Di essa all’epoca solo pochi illuminati e coraggiosi ne immaginavano l’esistenza, e a tal proposito mi piacerebbe creare un’analogia tra questi martiri e quelli del Covid, tutti accomunati da un senso di amore verso il prossimo, nemici di due obiettivi, simili ma non uguali, caratterizzati entrambi da un invisibilità e un danno che può essere più acuto quando ci sono già problemi pregressi.

Questo è il terreno fertile del male, e cioè colpire dove può, non sprecando nulla e non lasciando nulla al caso. Ce lo stanno insegnando le famose varianti, che si adattano in base alla necessità di sopravvivenza del virus. Così ha fatto anche la Mafia sin dalla sua nascita, risalente al 1861, quando dalle ceneri del regno Borbonico, pastori non istruiti iniziarono a diventare dei veri e propri malavitosi, adattandosi appunto alla disorganizzazione del nuovo Stato unitario, di cui abbiamo celebrato il 160° anniversario pochi giorni fa. Arrivati a questo punto potrei dilungarmi per ore ed ore, ma non centrerei l’obiettivo di questo breve testo, che è quello di celebrare il 21 marzo, Giorno di ricordo di tutte le vittime di mafia. La giornata, promossa ed organizzata in primis da Libera, vede coinvolte ogni anno migliaia di persone, giovani e non, tutte desiderose e volenterose di spezzare le catene della piovra mafiosa. La scelta del 21 marzo non è affatto casuale, poiché segna l’inizio della primavera, da sempre simbolo di rinascita e germogliazione. Al giorno d’oggi non abbiamo bisogno di altro se non di questa parola: Rinascita.

A partire dal vaccino, passando per le riaperture e i sussidi, finendo con gli investimenti. Ecco, proprio a quest’ultimo aspetto vorrei dedicare un pensiero speciale, in quanto investire significa creare, e creare significa futuro. Non a caso dove la mafia governa, questa parola è solo utopia, in quanto la sporca macchina della criminalità organizzata, come detto, tende ad adattarsi, impoverendo per l’appunto i territori dove si manifesta con tutta la sua forza. Basti prendere d’esempio la bellissima ma martoriata Calabria, soggiogata alla più potente mafia del Globo, la ‘Ndrangheta. Essa, come descritto da fonti autorevoli (mi viene da pensare al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri o a quello di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, due tra i più famosi PM antindriine) ha creato il suo consenso sia mantenendo una forte organizzazione, agevolata dai diretti legami di sangue, sia sviluppando una forte invisibilità alla popolazione, il che l’ha resa capace di interloquire con personalità di spicco di massoneria deviata, politica, professionisti e via dicendo, il tutto a livello sia nazionale che internazionale. Sicuramente ciò, come anche la recente inchiesta giudiziaria Rinascita-Scott ha evidenziato, sono grossi catalizzatori della crescente precarietà calabrese, denotabile in tutti gli ambiti. Non sarà di certo per questo nemmeno un caso se dal Pollino allo Stretto vi sia la Regione più povera d’Europa.

Purtroppo per noi, la ‘Ndrangheta (così come le altre mafie nelle loro regioni natali) come dicevamo, non si è stabilizzata solo in Calabria, e noi lucani pagheremo a breve i conti di questa emigrazione. Infatti, se si butta un’occhio anche solo all’indice delle varie relazioni della DIA, si può notare come alla “Lucania” non si possa più attribuire il “Felix”, a suo tempo indicatore di un’assenza del pericolo mafioso. Questa “novità” non è rassicurante, in quanto alle attività della criminalità  organizzata in Regione non viene più attribuita una piccola parte, bensì una sezione molto considerevole, associata al report della Puglia. Proprio le zone ad essa più vicine sono vittime di una pesante presenza mafiosa. Si tratta sostanzialmente delle aree del Vulture e del Metapontino, situazioni criminali raccontate molto spesso anche dai media.

Ma, senza soffermarmi troppo sulla presenza in Regione, vorrei esprimere la mia (spero non solo mia) preoccupazione riguardo gli scenari che la pandemia ha aperto, anche e soprattutto nel Mezzogiorno, riguardo la possibilità della mafia di infiltrarsi dove lo Stato non interverrà, come d’altronde ci ha già dimostrato di saper fare. Ciò che mi desta ancor più preoccupazione e perplessità è il fatto che i reati maggiormente commessi dalla malavita corrispondano proprio a quegli obiettivi di cui si sta dibattendo per quanto riguarda gli investimenti legati al Recovery Fund e più in generale alla gestione della pandemia e a quel che ne sarà dopo. Sto parlando di reati ecologici (molto frequenti nella nostra Regione), reati tecnologici, reati fiscali, reati in ambito sanitario e nella pubblica amministrazione, reati legati all’immigrazione e al turismo, e potrei continuare all’infinito.

Insomma, così come il Covid, anche la criminalità organizzata è un virus, infame, difficile da combattere, ma che solo con l’aiuto di tutti può essere debellato, Facendo una considerazione generale potremmo arrivare a dire che dove non arriverà lo Stato, la Mafia, con le sue ingenti disponibilità, colmerà i bisogni del popolo, relegandolo a usure e altri danni che sarebbero inammissibili, specie in un momento del genere. Ciò potrebbe portare anche ad un impoverimento generale, poiché, casomai le risorse europee dovessero essere gestite male e finissero in mano alla malavita, non vi sarebbe più via di ritorno, dato un gap già ora difficilmente colmabile con l’industrializzato Nord.

Invece, vi è l’occasione per fare dell’emergenza una virtù. Non sprechiamola, abbiamo la più grande opportunità per ricordare al meglio le più di 1000 vittime di mafia, assieme a tutte le altre vittime onorabili. Investendo seriamente, finalmente si potrebbe garantire una via di fuga dal compromesso mafioso.

Studio all'ITIS-Geometra di Potenza e lo rappresento. Fede partenopea (e cattolica), appassionato di tecnologia e simili. In politica per caso, a sinistra ancor di più. Da grande volevo fare il calciatore, poi i miei piedi piatti hanno deciso per me. L'attore non mi disgusta, almeno secondo mia madre sono bello, alto e faccio ridere, peccato che ironia e bellezza (qualora ci fossero) non sono pervenute al gentil sesso. Serietà solo su richiesta

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